ERA CALENDIMAGGIO

Verso la fine del XIII secolo, la guerra tra Guelfi e Ghibellini a Firenze si era ormai conclusa con una vittoria solenne da parte dei Guelfi, filo-papisti. Tuttavia, le dispute continuarono ad avere luogo quando la fazione Guelfa si divise in Bianchi (di vedute democratiche e filo-imperialiste) e Neri (filo-papisti e difensori degli interessi delle famiglie più ricche).

Vai alla pagina dedicata ai GUELFI E GHIBELLINI del sito di grammatica e cultura tedesca “parliamotedesco.altervista.org” per avere informazioni sulla nascita delle due fazioni e sulle loro vedute ideologiche.

L’origine del nome (Guelfi Bianchi e Guelfi Neri) è piuttosto curiosa: la denominazione era nata a Pistoia durante una disputa familiare sorta tra i figli di primo e secondo letto di un tale messer Cancellieri, sia per interesse  e fame di ricchezze che a causa di una diversa visione politica.
I figli di primo letto, più vecchi, erano già ormai canuti, e furono pertanto chiamati ” I Bianchi”. Viceversa, quelli di secondo letto furono chiamati “Neri”. Ben presto, dato il forte potere che la famiglia aveva sulla città, la cittadinanza si divise in due fazioni rappresentate da Carlino di messer Gualfredi (bianco) e Dore di messer Guglielmo (nero).
Più tardi, questo nome fu utilizzato anche dai fiorentini, che ben conoscevano la disputa sorta in quel di Pistoia.
Col termine “Guelfo Bianco” si intesero tutti i seguaci della famiglia Cerchi (filo-imperiali ma moderati), con a capo Schiatta Amati, mentre col termine “Guelfo Nero” si intesero i seguaci della famiglia Donati (filo-papisti), comandati da Simone da Pantano.
Il capofamiglia dei Cerchi era tale messer Vieri, banchiere e politico.

Il capofamiglia  dei Donati era tale messer Corso, il quale aveva sposato in seconde nozze Tessa degli Ubertini di Gaville, una giovane che poteva vantare un dote di ben 6000 fiorini. Molte voci correvano su di lui e sulla sua sete di potere e ricchezza: non solo si diceva che cospirasse per ottenere il dominio su Firenze, ma anche che lui stesso fosse stato l’artefice della morte della pima moglie per avvelenamento, proprio al fine di sposare la ricca Ubertini.

Il partito dei Ghibellini si era da tempo diviso in un’ala più radicale comandata dal Secchi e in una più moderata, chiamata “i Verdi”. I Guelfi Neri accusavano i Bianchi di avere vedute molto simili ai Verdi, filo-imperialisti in quanto ghibellini, e questo aveva causato un’ennesima divisione di idee politiche all’interno della città.

Non rari erano gli scontri tra i due partiti, Bianchi e Neri. Se ne ricordano in particolare due.

Il primo scontro esplose nel dicembre del 1296 quando, al funerale di una Frescobaldi, giunse mezza città, compresi i membri più facinorosi delle due fazioni politiche, già molto ostili gli uni verso gli altri. Per questo, durante i funerali – che si svolsero nella piazza che ancora oggi porta il nome della nobile casata Frescobaldi –  si decise di tenere separati Guelfi Bianchi e Neri per evitare inutili scaramucce tra i due partiti.

Tuttavia, quando uno dei Guelfi Neri, a un certo punto, si alzò in piedi per sistemarsi gli abiti, i Bianchi, temendo un’aggressione, misero istintivamente mano alle spade. La situazione fu subito placata e chiarito il malinteso, ma i Guelfi Bianchi, poco convinti, si armarono e marciarono verso casa di Messer Donati chiedendo a gran voce il suo sangue. Giunsero così fino alla chiesa di San Pier Maggiore, dove però una pioggia di frecce li costrinse alla fuga e la faccenda fu presto dimenticata.

Quattro anni dopo (1300), però, ebbe luogo un secondo scontro assai più famoso e più tragico, noto come lo scontro di “Calendimaggio“, dal nome di una festa tradizionale che si svolgeva nella tarda primavera (1° maggio) a Firenze, e precisamente in Piazza SantaTrinita, dove quell’anno fu organizzato un ballo al quale accorsero giovani fanciulle con indosso corone di fiori, per essere ammirate da tutta la cittadinanza come era costume durante la festività.

Un gruppo di giovani, fra cui Giovanni Giancotti Naldo, Gerardino Baldinaccio degli Adimari e altri giovani della fazione dei Cerchi e dei Donati accorsero per ammirare le fanciulle. Quando, alla fine del ballo, i Cerchi e i loro seguaci fecero segno ai Donati e al loro seguito di andarsene, si venne alle mani e la rissa finì in tragedia: Chierico dei Pazzi, Alamanno degli Adimari, Taddeo Donati e uno Spini assalirono Ricoverino dei Donati e gli tagliarono il naso con la spada.

Questo fatto fece peggiorare a dismisura i contrasti già presenti tra Guelfi Bianchi e Neri, e causò un tale spavento tra i fiorentini che gli spettatori dell’accaduto si barricarono in casa e non vollero più uscire.

CORSO DONATI
“La fine di Corso Donati”, Miniatura della Nuova Cronaca di Giovanni Villani

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