LA GROTTA DEL BUONTALENTI

La Grotta del Buontalenti (o Grotta Grande) è forse una delle più splendide grotte mai esistite al mondo.

Fu voluta da Francesco I de’ Medici perché decorasse il giardino di Boboli di Firenze, uno dei più suntuosi giardini all’italiana mai visti. Come tutti i giardini all’italiana, infatti, doveva essere decorato con una grotta, una struttura architettonica di moda nel Cinquecento e nel Seicento. Ma Francesco I ne vole fare qualcosa di più: un luogo mistico, ricco di poesia, un’ambientazione magica e suggestiva. Nella grotta non solo si respira un’atmosfera incantata, ma vi si trovano opere d’arte che fondono architettura, scultura e pittura.

Facciata della Grotta del Buontalenti del giardino di Boboli, con le statue di Apollo ( a sinistra) e di Cerere (a destra). Particolare di foto tratta da Wikipedia.org e riprodotto con licenza Creative Commons.

La grotta venne iniziata intorno al 1580 da Giorgio Vasari, e infatti costituisce l’ultima parte del corridoio vasariano. Ma fu Bernardo Buontalenti che ne completò la costruzione tra il 1583 e il 1593. Del Vasari è però la vellissima facciata che ricorda un tempietto greco, decorato con stalattiti e dalle statue ai lati di Cerere e Apollo, ossia la terra e il sole.

La grotta è costituita da tre stanze, la prima delle quali è una sala piena di stalattiti e stalagmiti. All’interno si trovano le copie dei Prigioni di Michelangelo, figure d’uomo che sembrano venire fuori dalla roccia. Dei sei Prigioni originali, due si trovano al museo del Louvre di Parigi e i restanti quattro nella Galleria dell’Accademia di Firenze (vai al link per saperne di più). Inoltre, da questa sala si vede una statua che di fatto è collocata nella seconda camera: Paride ed Elena (chiamati anche Teseo e Arianna) di Vincenzo de’ Rossi. Il soffitto è affrescato da immagini di animali.

Prima stanza della Grotta del Buontalenti, con in fondo la statua di Paride ed Elena.

Nella seconda stanza è presente anche l’affresco di Giunone e Minerva, le due dee più potenti dell’Olimpo. Non a caso i due dipinti si trovano nella stanza con Paride ed Elena, poiché secondo il mito furono le due dee scartate da Paride quando gli fu chiesto quale dea fosse la più bella. Paride, scegliendo Venere, riuscì a ottenere la mano di Elena, ma al prezzo di far scoppiare la Guerra di Troia. Ecco che le due dee, simbolo di saggezza e di potere, sono costrette a guardare inermi il trionfo dell’amore di Paride ed Elena voluto dalla dea della bellezza, Venere, a simboleggiare che amore e bellezza sono qualcosa di incontrollabile, che vince su tutto. Molto probabilmente questo soggetto fu scelto da Francesco de’ Medici perché in questa grotta soleva passare il tempo con la sua bellissima amante, Bianca Cappello.

Immagini di animali sul soffitto della prima stanza della Grotta del Buontalenti.

L’ultima stanza, più piccola, ospita appunto la terza dea: Venere, posta sopra una fontana. Quest’ultima statua fu realizzata dal Giambologna.

Fontana di Venere nella terza stanza della grotta.

Secondo l’interpretazione moderna, le tre stanze visitate in ordine rappresentano un invito all’amore: la prima, dal gusto più mistico, inebria lo spettatore rendendolo più incline all’approccio amoroso, nella seconda Paride ed Elena suggeriscono agli amanti di seguire il loro esempio, e nella terza Venere che esce dal bagno è un’allusione più che diretta.